Il 23 e 24 gennaio, si è tenuto a Bari il primo Simposio delle Chiese Cristiane in Italia, frutto di tre anni di incontri tra i responsabili delle Chiese che partecipano al Tavolo istituito presso la Segreteria Generale della Cei.
Il Simposio ha riunito 120 delegati di differenti confessioni cristiane, provenienti da tutto il Paese – cattolica, anglicana, evangeliche, ortodosse, protestanti – i quali hanno riflettuto sulla realizzazione di una “Via italiana del dialogo”, nella varietà delle tradizioni, consapevoli delle sfide e delle speranze che caratterizzano il nostro tempo.
Il primo atto che ha caratterizzato l’incontro è stato un Patto (riportato di seguito), solennemente sottoscritto dai rappresentanti delle Chiese presenti, costituito da 6 articoli dai quali emerge la volontà delle medesime di impegnarsi a proseguire il dialogo e l’azione comune. In un secondo momento, hanno avuto luogo alcuni laboratori ai quali hanno partecipato i rappresentanti delle Chiese cristiane; durante gli stessi sono state affrontate tematiche quali l’ecumenismo come grammatica della pace, come dono dello spazio pubblico, come cura della spiritualità, come sapienza delle differenze.
Il Patto chiama le Chiese a riconoscersi reciprocamente come autentiche comunità cristiane, animate dallo stesso Spirito, lasciando alle spalle dinamiche di rivalità e approdando a una fraternità consapevole e responsabile, radicata nel rispetto delle diverse identità confessionali. Il dialogo, inteso come metodo per la gestione della convivenza tra le diversità, non consiste esclusivamente nella conoscenza reciproca, ma soprattutto nell’individuazione di un’unità di intenti per il raggiungimento di obiettivi in cui ci si può riconoscere, ciascuno nella propria libertà e differenza. Si tratta di un’unità di natura pratica, fondata sull’azione, sull’unione delle forze al fine di realizzare il bene comune, sia nel rispetto reciproco del diritto a essere se stessi, sia nell’individuazione di un comune percorso ispirato alla fraternità, intesa come stemperamento dell’individualità in nome di un orizzonte collettivo e comunitario.
Il Patto possiede anche una significativa dimensione sociale e pubblica. Le Chiese firmatarie si presentano unite come soggetti responsabili all’interno della società italiana, impegnate nella promozione della giustizia e della pace, nella tutela della dignità della persona, nella cura del creato e nella salvaguardia della libertà religiosa. Dunque le medesime, che non sono più chiuse in se stesse, ma entrano e dialogano con lo spazio pubblico, camminando una al fianco dell’altra possono contribuire al progresso materiale e spirituale della società italiana, come previsto anche dall’art. 4 della Costituzione.
Da un’angolazione più operativa, gli obiettivi principali delle Chiese cristiane in Italia sono costituiti dal superamento delle divisioni per un’azione più efficace, costruita sulla fiducia e sulla fraternità, capace di affrontare importanti questioni sociali e di essere una fonte di coesione sociale per il Paese, promuovendo il bene comune. Queste azioni devono essere attentamente esaminate durante incontri e simposi, come quello barese in oggetto, per riflettere insieme su questioni spirituali e materiali; affrontare queste ultime significa anche “portare” il dialogo nei territori e nelle comunità locali. In sostanza, occorre trasformare il dialogo in azione, attraverso la condivisione e la volontà di costruire un ponte verso Dio e tra le persone in una società sempre più complessa.