Che un ente ecclesiastico possa produrre energia elettrica e condividerla con le famiglie del proprio territorio non è più un’utopia o un’opzione irrealizzabile: diverse Chiese locali pugliesi hanno cominciato concretamente ad avvalersene, operando come soggetti attivi in un settore tradizionalmente affidato alla regolazione statale e agli operatori di mercato.

Tra i percorsi finora documentati, l’Arcidiocesi di Taranto ha costituito nel 2025 la cooperativa “Energia Rinnovabile e Solidarietà Condivisa Arcidiocesi di Taranto”, prima Comunità energetica rinnovabile diocesana in terra jonica, il cui atto costitutivo è stato sottoscritto il 25 settembre presso la Curia arcivescovile da dieci soci fondatori (l’Arcivescovado, il Seminario e otto parrocchie) con la collaborazione di Confcooperative, Banca Etica e Power Energia; l’annuncio pubblico è avvenuto il 26 settembre in piazzetta Sant’Egidio, nella città vecchia, nel corso della seconda “Piazza della Democrazia”, iniziativa nata dalla 50ª Settimana Sociale dei Cattolici in Italia svoltasi a Trieste nel 2024, mentre il tema stesso delle comunità energetiche era stato lanciato nella 49ª Settimana Sociale celebrata proprio a Taranto nel 2021.

L’arcivescovo Ciro Miniero ha collegato l’iniziativa a un triplice ordine di ragioni — il risparmio sul costo dell’energia, la sensibilizzazione ambientale e la risposta ai bisogni delle fasce più fragili attraverso la distribuzione dei benefici — mentre il coordinamento è stato affidato all’Ufficio diocesano per i Problemi sociali e Lavoro, Giustizia e Pace, Custodia del Creato.

L’Arcidiocesi di Bari-Bitonto ha promosso, invece, attraverso la Pastorale sociale e del lavoro, un percorso articolato in cinque fasi, dalla formazione e dal discernimento all’aggregazione dei consumi, allo studio di fattibilità tecnico-finanziario, alla costituzione del soggetto giuridico e infine al finanziamento e alla realizzazione degli impianti.

La Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi ha, poi, presentato il 18 ottobre 2025, al Museo Diocesano, un progetto di comunità energetica rinnovabile e solidale collegato all’avviso della Regione Puglia per la nascita delle CER (PR Puglia 2021-2027, Azione 2.3.1).

Il quadro, va precisato, non può dirsi esaustivo: si tratta delle iniziative che hanno finora avuto rilievo pubblico, mentre altri percorsi diocesani o parrocchiali possono trovarsi in fase istruttoria senza essere ancora stati resi pubblici, tanto più che la ricognizione regionale delle CER è tuttora in corso di aggiornamento.

Si tratta, tuttavia, di iniziative che meritano di essere valorizzate, perché dimostrano l’impegno concreto della Chiesa e delle sue articolazioni per la tutela del Creato e il sostegno alle categorie più vulnerabili.

Accanto a queste esperienze, propriamente diocesane, se ne collocano in Puglia altre affini per finalità ma distinte per titolarità giuridica, che è opportuno ad ogni modo segnalare: a Foggia la comunità energetica rinnovabile e solidale “Il Sole per tutti”, prima della Capitanata, è promossa dall’associazione “Comunità sulla strada di Emmaus”, di ispirazione cattolica ma non riconducibile all’ente diocesano, insieme all’Università di Foggia, alla Fondazione Con il Sud e al Banco dell’Energia; a Brindisi la CER del quartiere Sant’Elia, costituita nel giugno 2023 attorno a un impianto da 30 kWp, è di matrice comunale e nasce nell’ambito del progetto europeo Co-Clean, con i ricavi della vendita di energia destinati a un fondo per progetti sociali di quartiere.

La distinzione non è formale: dalla natura del soggetto promotore discendono il regime giuridico applicabile, i vincoli di destinazione delle risorse e le procedure autorizzative e, solo nel primo caso, si pone la questione più specifica del rapporto tra disciplina civilistica dell’autoconsumo diffuso e ordinamento canonico.

Si rammenti che sul piano tecnico-giuridico la CER è un soggetto autonomo, fondato sulla partecipazione aperta e volontaria, che produce e condivide energia rinnovabile all’interno del perimetro della medesima cabina primaria: la definizione risale all’art. 2, par. 1, n. 16 della direttiva (UE) 2018/2001, la cosiddetta RED II, il cui art. 22 impone agli Stati membri di rimuovere gli ostacoli giuridici e amministrativi alla diffusione di tali configurazioni, mentre il quadro si è consolidato con la direttiva (UE) 2019/944 sul mercato interno dell’energia elettrica, con il Green Deal europeo e con il regolamento (UE) 2021/1119, la Legge europea sul clima, che ha reso vincolanti la neutralità climatica al 2050 e la riduzione delle emissioni nette di almeno il 55% entro il 2030.

Nell’ordinamento italiano la disciplina è contenuta negli artt. 30-33 del d.lgs. 199/2021, modificato nel gennaio 2026, ed è stata resa operativa dal decreto CACER del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica del 7 dicembre 2023, in vigore dal 24 gennaio 2024, e dalle Regole operative del GSE, cui si è aggiunto il contributo del PNRR, che alla Missione 2 destina risorse specifiche alle CER e all’autoconsumo diffuso.

L’apertura per gli enti ecclesiastici al settore energetico non è, del resto, una novità: già nel 2010 sette parrocchie del Basso Mantovano avevano dato vita a un’impresa sociale per la produzione e la vendita di energia da impianti fotovoltaici integrati, dal 2014 opera una fondazione dedicata all’efficientamento del patrimonio immobiliare ecclesiastico e nel dicembre 2023 è stata costituita in Veneto la prima comunità energetica diocesana italiana, mentre sul versante del coordinamento è attivo dalla fine del 2022, presso la Segreteria generale della CEI, un Tavolo tecnico sulle CER in interlocuzione con il Ministero dell’Ambiente e con il GSE, confluito nell’elaborazione di linee guida condivise nel 2024.

Le esperienze pugliesi riflettono il trend nazionali e attuano due scelte organizzative ricorrenti, ovvero la concentrazione delle funzioni amministrative e tecniche in un unico soggetto referente, titolare dei rapporti con il GSE e con le amministrazioni competenti, e la diffusione territoriale degli impianti sugli edifici parrocchiali: una soluzione che semplifica le procedure e offre un servizio capillare a beneficio delle comunità locali.

Che il tema abbia assunto rilievo anche oltre la dimensione interna è confermato dall’accordo bilaterale concluso il 31 luglio 2025 tra Italia e Santa Sede per la realizzazione di un impianto agrivoltaico nell’area extraterritoriale di Santa Maria di Galeria, in attuazione del Motu Proprio Fratello Sole del 21 giugno 2024 e con la conferma di Papa Leone XIV, destinato a garantire l’approvvigionamento del Centro Radiotrasmittente e a contribuire in modo determinante all’autosostentamento energetico dello Stato della Città del Vaticano, con la previsione che l’energia eccedente resti nella disponibilità della Repubblica Italiana anche per finalità sociali.

È, tuttavia, sul terreno della povertà energetica che si misura la portata delle esperienze diocesane, poiché l’impossibilità di accedere a un bene essenziale incide direttamente sulla dignità della persona e sulla tenuta dei legami sociali: non è un caso che a Taranto una quota degli incentivi ventennali sia orientata al sostegno delle famiglie in condizione di fragilità e in questa prospettiva le CER si configurano proprio come strumenti di condivisione e solidarietà nei quali enti pubblici, cittadini ed enti religiosi perseguono i medesimi obiettivi con responsabilità. Del resto, la Costituzione dal 2022 ha esteso all’art. 9 Cost. la tutela dell’ambiente anche nell’interesse delle future generazioni e dal 2023 il Codice del Terzo settore ha incluso la produzione e la condivisione di energia rinnovabile tra le attività di interesse generale: segno tangibile di quanto il tema costantemente all’attenzione del legislatore.

Ebbene, l’energia non è più una merce come le altre: è un bene che esiste davvero solo quando è condiviso e la cui gestione chiama in causa la responsabilità verso chi verrà dopo di noi. Quando una diocesi sceglie di produrre e ridistribuire ciò che il sole consegna ai tetti delle sue chiese non compie un gesto simbolico di adesione alla transizione ecologica: dà forma concreta e giuridicamente riconoscibile alla prossimità, portandola là dove più serve, nelle case di chi rischia di non poterne liberamente usufruire. È il punto in cui la carità smette di essere soltanto assistenza e diventa impegno concreto.

Simona Attollino